Con questa quinta live in compagnia di Alessia Pandolfi, tech manager, ho concluso la serie “Chiacchiere tra freelance introverse”.
Alessia si occupa di strumenti digitali per alleggerire il lavoro online: email marketing (ConvertKit, ActiveCampaign, MailerLite), piattaforme per corsi e membership, automazioni dove davvero necessario.
Il conflitto tra silenzio e necessità
Quando le ho chiesto del suo rapporto con Instagram, ecco la sua risposta:
“Come persona introversa ho sempre sentito la necessità del mio spazio di silenzio e di raccoglimento. Quindi questa cosa va assolutamente in conflitto con i social in generale.“
Eppure Alessia riconosce che sono strumenti che possono essere utili, soprattutto per chi lavora online.
“Quello che a me piace è la parte educativa, di apprendimento, di condivisione, di divulgazione. Quando è fatta con criterio, con obiettivi chiari e genuini, può davvero fare una grande differenza.“
Ancora oggi le arrivano clienti che le dicono: “Ti ho scoperto 6 mesi fa”. E in quei 6 mesi, mai un cenno di vita. Mai“.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più frustranti di Instagram oggi.
“Adesso l’interazione è a zero. Diventa ancora più frustrante doversi mettere lì a creare contenuti, magari ci metti tanto tempo perché ci metti cura, e poi non sai mai come andrà, chi lo vedrà. La maggior parte delle volte la risposta non c’è.“
Ma questo non significa che non porti risultati.
La nostalgia dei social degli anni 2000
Alessia ricorda i primi anni della sua presenza su Facebook. “Sarà stato il 2008: avevo creato un account quando ero in biblioteca all’università.“
In quegli anni c’era condivisione vera. “Era bello scambiarsi piccoli momenti della quotidianità. Instagram è nato anche per quello, no? Come condivisione di foto, il cogliere il momento e volerlo condividere.“
“Quello che mi piace dei social è la possibilità di trovare persone con cui condividere i tuoi interessi, ritrovarti, creare una comunità, un gruppo e questa cosa dell’appartenenza, è molto bella“.
Il Making Marketing Summit
Dal 2 al 6 marzo, Alessia ha organizzato insieme ad Alessandra Martelli, il Making Marketing Summit, un evento online gratuito che ha aiutato centinaia di professioniste a costruire un marketing che non dipendesse solo da Instagram. Ha coinvolto nove professioniste che lavorano ogni giorno su canali come Pinterest, YouTube, email marketing, SEO, Meta Ads, Linkedin e Google Ads.
Il mio speech è stato sulle campagne DSA (Dynamic Search Ads), campagne pubblicitarie di Google Ads ideali per chi ha un blog, scrive in ottica SEO e desidera velocizzare il posizionamento sui motori di ricerca. Ne ho parlato in modo approfondito in questo articolo:
Ho mostrato come grazie a questa strategia ho portato il mio progetto “Calabria nell’Anima” da zero a 1,8 milioni di visualizzazione in un anno e mezzo, spendendo 2-3 euro al giorno.
Ho chiesto ad Alessia quali insegnamenti si è portata a casa grazie a questo evento.
“Il Summit è nato proprio dalla nostra frustrazione nei confronti dei social. Il ritrovarsi lì a creare contenuti come il criceto sulla ruota e poi alla fine stringi stringi cosa porti a casa?”
L’idea era mostrare che c’è vita oltre Instagram, che non dobbiamo dipendere solo da questo strumento.
L’insegnamento più grande per Alessia è stato vedere tutte le professioniste portare la loro esperienza, il loro punto di vista.
“Questo ti fa capire quanto spazio, quanto potenziale c’è al di fuori da questa piattaforma”.
E questa riflessione mi ha fatto pensare a quanto spesso ci aggrappiamo a Instagram solo per paura di non fatturare se non ci siamo. Per questo ho scritto un articolo su come fare marketing senza social media, per portare la mia personale esperienza come consulente SEO e freelance che lo scorso anno si è presa un anno di pausa lontana da tutto.
Instagram come parte dell’ecosistema
La domanda successiva che faccio ad Alessia è: “Se Instagram chiudesse, il tuo business andrebbe avanti?“
L’anno scorso si è interrogata molto su questa cosa. La risposta è sì, potrebbe farlo ma ha riconosciuto il valore del canale social come touch point.
“Mi rendo conto che se voglio capire se lavorare con questa persona oppure no, vado a vedere il canale social. E se io stessa mi comporto così, è probabile che anche una potenziale cliente faccia lo stesso. Quindi non sarebbe saggio rimuovere questo canale, piuttosto considerarlo come parte dell’ecosistema. Un ecosistema dove c’è il mio sito, il blog, la newsletter, YouTube e poi c’è Instagram.“
Alessia ha definito canali primari (i più importanti per lei) e un canale secondario.
“Instagram è là. Se una persona mi cerca può vedere che è un canale aggiornato, dove succedono cose. Magari non è aggiornato tutti i giorni, magari tre volte al mese, però comunque succedono cose.”
Questa ridefinizione l’ha aiutata a fare pace con lo strumento.
La strategia pratica: due telefoni e programmazione totale
Alessia ha fatto una scelta radicale per proteggere il suo spazio di silenzio come professionista introversa.
“Ho comprato un telefono da battaglia. Ho il mio telefono personale che è con me quando esco, ma sul mio telefono personale non c’è Facebook, non c’è Instagram, non c’è la mail di lavoro, non c’è LinkedIn. E poi c’è il telefono di lavoro dove c’è tutto.“
Quando smette di lavorare, spegne il telefono di lavoro. Programma tutto da desktop, anche i reel.
“L’editing tutto da desktop. Per me lo schermo del cellulare è troppo piccolo. Ho bisogno del mio computer fisso, scrivania larga, mouse. Ho bisogno di spazio.“
I tre consigli per professioniste introverse
Alla fine della diretta ho chiesto ad Alessia cosa consiglierebbe di fare ad una professionista introversa che approda oggi su Instagram.
- Primo: capire come vuoi usarlo. “Io so di aver bisogno del mio spazio di silenzio, della mia piccola bolla a fine giornata. Quindi prendi consapevolezza di come vuoi usare i social, di cosa è accettabile per te e cosa non è accettabile. Scegli la tua modalità di utilizzare Instagram perché non c’è un unico modo. C’è il modo giusto per te.”
- Secondo: non far creare i contenuti da ChatGPT o Claude. “Assicurati di avere una strategia alla base. Non una strategia fatta dall’intelligenza artificiale. Una strategia fatta con il supporto di un professionista che ti aiuta a definire il tuo business plan, il tuo modello, il tuo piano di comunicazione, tono di voce. Quella è la tua base solida.“
- Terzo: fare delle pause. “Prendersi momenti in cui disinstalli tutto e non ci entri. Magari un fine settimana, una settimana. Prevedere momenti di distacco, di disintossicazione. Perché è in quei momenti che ti rendi conto di quanto l’interazione con la piattaforma ti influenzi a livello negativo.“
Quello che mi porto a casa
Questa conversazione con Alessia ha chiuso perfettamente il cerchio di queste cinque live.
Perché Alessia mi ha mostrato qualcosa di importante: Instagram non deve essere il centro della tua strategia, può essere parte dell’ecosistema. Un canale secondario, non primario. Un touch point, non l’unico punto di contatto.
E soprattutto, puoi scegliere come esserci, quanto esserci, con quali strumenti proteggerti.
Puoi fare marketing al tuo ritmo, rispettando la tua natura introversa.
Non devi per forza adattarti alla velocità dei social. Puoi investire il tuo tempo su contenuti approfonditi che durano nel tempo come gli articoli di blog scritti in ottica SEO che ti permettono di intercettare i tuoi potenziali clienti e portare visite e contatti per anni.
E soprattutto, puoi fare pace con lo strumento riconoscendo il suo ruolo senza dargli un potere che non merita.
Live YouTube
Ti lascio alla visione della live con Alessia Pandolfi e non dimenticarti di iscriverti al mio canale.
Le altre live di “Chiacchiere tra freelance introverse”
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