Giovedì scorso ho fatto una cosa a cui non ero più abituata, ossia le live su YouTube.
Non per insegnare strategie, non per dare consigli. Semplicemente per fare due chiacchiere con altre professioniste introverse che, come me, hanno un rapporto complicato con Instagram.
La prima ospite è stata Tamara Berlaffa, art director e brand designer. Con lei ci conosciamo da diversi anni. Lei ha curato l’identità visiva sia del mio sito professionale che di Calabria nell’Anima. È una di quelle persone con cui c’è una sintonia immediata, soprattutto su certi temi.
E il tema di giovedì era proprio questo: il nostro rapporto con Instagram quando siamo introverse.
“È ambivalente”
Quando ho chiesto a Tamara come definirebbe il suo rapporto con Instagram, ha usato questa parola: ambivalente.
Ama l’aspetto visivo della piattaforma. Le piace raccontare il processo creativo attraverso caroselli e immagini. È il canale che sente più suo per la natura del suo lavoro.
Ma c’è l’altro lato. Quello che richiede di essere sempre presente, di pubblicare con costanza, di seguire le regole che “funzionano”. E quella richiesta continua di esposizione non è allineata a come è fatta.
In questi anni Tamara ha attraversato periodi di assenza da Instagram. Non è mai sparita completamente, ma ha fatto silenzi prolungati. “Vado seguendo l’istinto“, mi ha detto. “So che è una cosa che non andrebbe fatta, ma mi viene proprio da andare controcorrente rispetto a quello che è consigliato.”
Ha pensato più volte di chiudere il profilo ma poi è rimasta, perché comunque quello resta il canale più visivo, quello che usa le immagini nel modo che le appartiene.
Ora sta sperimentando qualcosa di nuovo: Forma Selvatica, uno spazio creativo dove lei e altre professioniste si incontrano su Zoom per lavorare con collage e vision board, senza aspettative, senza pressioni. Un contenitore per creare liberamente. Un allenamento per la sua bambina interiore che poi nutre il suo lavoro con le identità visive.
Le credenze che influenzano le nostre azioni
Durante la live ho voluto affrontare un tema che mi accompagna da anni: le credenze che abbiamo sulle cose e come queste influenzano le nostre azioni.
L’ho capito leggendo il libro “I 9 principi quantici” di Italo Pentimalli. Un libro corposo ed esperienziale che mi ha aperto un altro mondo.
Le nostre convinzioni determinano come ci sentiamo. Come ci sentiamo determina le nostre azioni. E cosa facciamo determina i risultati che otteniamo. Un ciclo di cui non siamo affatto consapevoli e che di fatto influenza la nostra vita.
Nel mio caso, la credenza “Instagram mi drena troppe energie e non mi porta risultati” mi ha portato ad essere sempre meno presente e poi a sparire per mesi. E sparire, ovviamente, non porta visibilità.
A novembre 2024 ho chiuso il profilo: era una grande mina per la mia autostima e questo mi portava a sentirmi inadeguata. Ho lavorato tanto su me stessa e a febbraio 2025 ho aperto un nuovo account. Nel mezzo, un anno intero lontana dalla comunicazione online. Ho lavorato solo con clienti passate e mi sono dedicata alla formazione offline sul territorio.
Quando ho fatto questa riflessione a Tamara, lei si è riconosciuta immediatamente.
“Sì, concordo con te che questa cosa ci condiziona“, mi ha detto. “Anch’io spesso ho pensato ‘vabbè dai, allora adesso lo chiudo.”
Ma la cosa più interessante è stata la sua risposta pratica a questo disagio: più eventi dal vivo, più connessioni offline.
“Il fatto di decidere di partecipare a più eventi dal vivo secondo me è legato un po’ a questo“, ha spiegato. “Ha fatto sì che io avessi proprio pensato: ok, va bene, le persone non mi conoscono tramite Instagram, allora le vado a cercare io in determinati eventi.“
Non siamo obbligate a seguire le regole di qualcun altro
Verso la fine della live le ho chiesto: “cosa consiglieresti a un’altra professionista introversa che ha un rapporto complicato con Instagram?”
La sua risposta è stata: “Le consiglierei di trovare qualcosa di giocoso che le accenda una scintilla. A volte diamo per scontato che vada fatto in un determinato modo perché ci dicono che è il formato più performante. Ma più ascoltiamo noi, più siamo propense a continuare.“
È questo il punto, credo.
Non dobbiamo per forza seguire le regole dei guru. Non dobbiamo necessariamente fare video se non ci rappresentano. Non dobbiamo pubblicare tutti i giorni se questo ci prosciuga.
Possiamo scegliere il formato che ci appartiene. Un carosello invece di un reel. Un articolo di blog invece di un post. Un evento dal vivo invece di una diretta Instagram.
L’importante è ascoltarci.
Altri modi per farti conoscere
Durante la live abbiamo parlato anche di alternative concrete a Instagram.
- Eventi offline e networking dal vivo. Tamara ha scelto questa strada: più incontri faccia a faccia, meno dipendenza dai social. Anche io sto costruendo una rete di freelance sul territorio e le connessioni che nascono di persona sono più profonde.
- SEO e contenuti evergreen. Un articolo scritto oggi può portarti visite e potenziali clienti per anni. Ne ho parlato in questo post sul perché fare SEO.
- Email marketing. Una mailing list è tua. Nessun algoritmo decide chi legge i tuoi messaggi.
- LinkedIn. Un canale che non serve solo come curriculum ma uno spazio dove possiamo comunicare la nostra professione creando delle relazioni di valore.
Non devi usarli tutti. L’importante è sapere che hai scelta. Instagram non è l’unica via.
Se ti va puoi anche leggere il mio articolo sui consigli di marketing per freelance introverse.
Live YouTube
Ti lascio alla visione della live con Tamara Berlaffa e non dimenticarti di iscriverti al mio canale.
La prossima live sarà giovedì 5 marzo alle 14.30 con Elena Galli, web designer e creatrice del Coworking Introverso.
Inizia il tuo percorso verso l’indipendenza da Instagram
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Ricorda: non sei obbligata a seguire la massa. La vera libertà sta nel coraggio di essere pienamente te stessa.





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