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Il mio speech al WordPress Meetup di Lecce: come integrare SEO e campagne ads per lanciare un sito che non può aspettare

2 Aprile 2026
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Conosco bene questa sensazione: hai un sito web, hai competenze reali, hai un’offerta che vale — eppure l’unica strada che sembra esistere per farti trovare dai potenziali clienti passa sempre da Instagram. Dalle storie, dai reel, dalla presenza costante su piattaforme che ti prosciugano le energie e ti chiedono di mostrarti in modi che non ti appartengono.

Se sei una professionista riservata, timida o introversa e ogni volta che apri l’app senti una leggera oppressione al petto, sappi che non sei tu il problema. Il problema è che nessuno ti ha ancora mostrato che esiste un’altra strada, più allineata alla tua personalità.

Venerdì scorso ero a Lecce per il mio speech al WordPress Meetup per parlare di come si lancia un sito web ottenendo traffico fin da subito, senza aspettare mesi, integrando SEO e campagne di advertising su Google Ads e Meta.

Se sei stanca di sentire che senza Instagram non puoi fare marketing, questo articolo è per te. Ti racconto quello che ho condiviso al meetup: il problema reale di un nuovo sito, la soluzione concreta, la checklist operativa e i risultati che ho ottenuto con Calabria nell’Anima, il progetto di promozione territoriale che in soli 12 mesi, grazie alla combinazione tra SEO e campagne di advertising, si è trasformato in un caso studio di successo che ho presentato durante un webinar per Seozoom, la piattaforma leader in Italia, e all’Università della Calabria. Perché quello che ho fatto con Calabria nell’Anima, l’ho fatto anche per dimostrare a me stessa — e alle professioniste come te — che fare marketing senza social media è possibile.

Se preferisci guardare lo speech completo invece di leggere, lo trovi qui sotto — circa un’ora e mezza con slide, dati reali e le domande del pubblico.

Sommario

Il problema reale di un nuovo sito WordPress

Quando si lancia un nuovo sito, anche se progettato in ottica SEO con grande cura, bisogna fare i conti con una realtà un po’ scomoda: i primi mesi, il traffico organico non arriva.

La timeline realistica è questa — nei primi tre mesi, zero visite organiche. Dal quarto al sesto mese cominciano ad arrivare le prime, se si è lavorato bene. Dal sesto al dodicesimo mese la crescita c’è, ma è lenta.

Il motivo lo conosciamo meglio da quando, a maggio 2024, sono stati diffusi i cosiddetti Google Leak — documenti interni di Google che hanno confermato l’esistenza della cosiddetta sandbox. Si tratta di un periodo di prova durante il quale il motore di ricerca limita temporaneamente il posizionamento dei nuovi siti per valutarne la qualità, l’affidabilità e filtrare i contenuti spam. Ne ha parlato anche Seozoom nell’articolo pubblicato subito dopo il mio webinar: https://www.seozoom.it/traffico-sito-web-nuovo-webinar/

Insomma: lanciare un sito nuovo significa accettare di aspettare, a meno che non si decida di fare qualcosa di diverso.

E per chi, come me e come molte professioniste riservate che seguo, ha già deciso di non affidarsi ai social come canale principale, questa attesa rischia di diventare un punto cieco difficile da gestire. Ecco perché quello che ti racconto qui è importante: non è una scorciatoia, è una strategia vera.

Leggi anche: Consigli di comunicazione e marketing per freelance introverse

La soluzione: SEO e ads dal primo giorno

Quello che ho imparato, e che ho testato in prima persona con Calabria nell’Anima, è che l’integrazione tra SEO e campagne di advertising — avviata dal giorno stesso del lancio — cambia completamente la traiettoria di crescita di un sito.

Con la sola SEO, nei primi sei mesi le visite sono ridotte al minimo. Lo dico chiaramente perché spesso si tende a pensare che la SEO sia sufficiente, o che le campagne siano un lusso opzionale. Non è così, almeno non in fase di lancio.

Con la combinazione SEO + Google e Meta Ads, il primo giorno hai già traffico. Nei primi tre mesi arrivano i primi segnali organici. Dal quarto al dodicesimo mese la crescita organica si accelera in modo significativo.

Perché investire nelle ads in fase di lancio

  1. Visibilità immediata. Bypassiamo i tempi lunghi della SEO organica e intercettiamo potenziali clienti fin da subito.
  2. Copertura dell’intera domanda di mercato. Con Google Ads raggiungiamo chi sta cercando attivamente i nostri servizi — quella che in marketing si chiama domanda consapevole. Con le Meta Ads invece raggiungiamo chi potrebbe essere interessato ma non sta ancora cercando, ovvero la domanda latente. Per approfondire puoi leggere questo articolo sulla domanda latente e domanda consapevole.
  3. Targetizzazione precisa. Su Google Ads siamo visibili per le parole chiave che abbiamo scelto a monte, con la possibilità di scegliere località, device, genere ed età. Su Meta Ads il targeting si basa per lo più su interessi, comportamenti, località ed età.
  4. Boost al posizionamento organico. Il traffico generato dalle campagne invia a Google segnali positivi — più visite, tempo di permanenza più alto, possibili link da altri siti, condivisioni sui social. Tutti elementi che accelerano l’uscita dalla sandbox e ci aiutano a costruire autorevolezza più rapidamente.

Le fondamenta da costruire prima del lancio

Prima ancora di pensare alle campagne, però, ci sono tre fondamenta essenziali. E ci tengo a sottolinearlo, perché senza queste basi il resto non regge — le campagne amplificano quello che c’è, non salvano quello che manca.

1. Keyword research: parti dai problemi, non dai servizi

Il primo passo è capire cosa cerca il tuo potenziale cliente su Google. Sembra ovvio, ma nella pratica è uno degli aspetti più trascurati — e non solo dalle clienti che seguo. Spesso nemmeno chi ha un sito da anni conosce davvero le domande che si fa il suo pubblico prima di cercare un professionista.

La keyword research parte da lì: dallo studio dei problemi del tuo cliente ideale, delle frasi che digita quando sente un bisogno, delle domande che si pone prima ancora di sapere che esiste una soluzione. Solo dopo si passa agli strumenti.

I tool che uso abitualmente sono tre. SEOZoom è la piattaforma SEO professionale più completa disponibile in italiano, quella che uso per le analisi più approfondite. Google Keyword Planner, lo strumento gratuito di Google Ads, restituisce i volumi di ricerca — se non hai una campagna attiva ti darà un intervallo invece del dato preciso, ma è comunque utile come punto di partenza. Answer the Public è gratuito e particolarmente efficace per scoprire le domande reali che le persone fanno intorno a un argomento.

A questa fase abbino sempre un’analisi della SERP — cioè della pagina dei risultati di Google — per le parole chiave più importanti. Guardo chi si è posizionato nelle prime tre-cinque posizioni, analizzo i loro siti e capisco con che tipo di contenuti mi trovo a competere. È un passaggio che non si salta.

Se vuoi approfondire questo passaggio, trovi una guida pratica su come scegliere le keyword giuste.

2. Alberatura del sito

L’alberatura è l’organizzazione gerarchica delle pagine di un dominio. È uno di quegli aspetti che sembrano tecnici e invece hanno un impatto enorme sia sul posizionamento che sull’esperienza di chi visita il sito.

La prima cosa a cui fare attenzione è la relazione tra pagine genitore e pagine figlie. Faccio un esempio concreto: se sei una web designer e ti occupi sia di realizzazione di siti web che di brand identity — loghi, immagine coordinata — non puoi mettere tutto sullo stesso piano. Devi creare una pagina genitore per la brand identity e collegare sotto di essa, come pagine figlie, i servizi specifici come il logo e l’immagine coordinata. Questo aiuta Google a capire la struttura della tua offerta e a valutare correttamente la rilevanza di ogni pagina.

Il secondo aspetto riguarda categorie e tag del blog, che vanno definiti prima del lancio — non dopo. Le categorie sono gli argomenti principali del blog. I tag invece sono etichette trasversali che collegano contenuti appartenenti a categorie diverse. Per fare l’esempio classico: in un blog di cucina, le categorie potrebbero essere “primi piatti” e “secondi piatti”, mentre i tag potrebbero essere “ricette di Natale” o “ricette di Pasqua” — perché queste etichette includono sia primi che secondi.

Il problema dei tag è che molte li usano come fossero parole chiave, creando decine di pagine che Google indicizza ma che non hanno nessun valore reale. Meno tag, più precisi, meglio è. Ne ho parlato in dettaglio nell’articolo tassonomie WordPress: categorie e tag.

Il terzo elemento è la cura dei link interni. Le pagine più importanti del sito non dovrebbero trovarsi a più di tre click dalla home page: più una pagina è vicina alla home, più Google la considera rilevante. Questo significa non limitarsi al menu di navigazione, ma inserire i contenuti strategici anche nella home page e nel footer — uno spazio che spesso viene completamente ignorato e che invece ha un peso reale. Se vuoi costruire un’alberatura solida da zero, trovi una guida completa nel mio post su come creare l’alberatura di un sito web.

3. Contenuti ottimizzati in ottica SEO

I contenuti ottimizzati sono il requisito indispensabile per poter fare le campagne DSA su Google. Senza questo, tutto il resto perde senso. E qui mi fermo un momento perché voglio dirti una cosa che ripeto spesso alle professioniste riservate con cui lavoro: scrivere articoli di blog in ottica SEO non è solo una tecnica. È uno dei pochi canali di comunicazione in cui puoi esprimerti con profondità, senza dover stare davanti a una fotocamera, senza dover essere brillante in 30 secondi. Puoi prenderti il tempo che ti serve, dire quello che pensi davvero, condividere la tua prospettiva unica. E quel contenuto lavora per te per anni, anche mentre sei offline.

Per scrivere articoli che si posizionano trovi una guida in come scrivere articoli in ottica SEO.

Detto questo, ci sono due livelli da tenere a mente: la base tecnica, che vale per qualsiasi tipo di contenuto, e la struttura strategica, che cambia a seconda che tu stia scrivendo una sales page o un articolo di blog.

La base tecnica. Ogni contenuto del sito deve avere un tag title ottimizzato — è il titolo che appare nei risultati di ricerca di Google — e una meta description persuasiva, quella frase che compare sotto il titolo nella SERP. Poi ci sono i tag di intestazione: l’H1 deve essere unico su ogni pagina, cosa che sembra ovvia ma che negli audit trovo spesso disattesa con H1 multipli che creano confusione. Gli H2 sono i titoli dei paragrafi principali, gli H3 i sottotitoli. Infine le immagini: vanno caricate in formato ridotto per non rallentare il sito, rinominate con la parola chiave e corredate di testo alternativo (alt text). Per approfondire la parte tecnica trovi tutto in ottimizzazione SEO on-page.

Le sales page. Prima di scrivere una sales page mi preparo sempre un documento in cui definisco tre cose: l’obiettivo della pagina, le informazioni che devono esserci e la CTA. La call to action deve essere coerente in tutta la pagina — stesso testo, stessa destinazione. Se voglio che l’utente prenoti una call conoscitiva, ogni CTA rimanda alla pagina di prenotazione. Se voglio che compili un form di contatto, ogni CTA porta lì. La confusione nasce quando sopra c’è scritto “scopri di più” e sotto “compila il form”: l’utente si perde e non fa nulla. Un’altra cosa a cui fare attenzione: nelle sales page non vanno inseriti link ad altre pagine. L’obiettivo è vendere — se dirottiamo l’utente altrove, stiamo lavorando contro noi stesse. Se hai bisogno di una guida per costruire una sales page efficace, trovi spunti pratici in come scrivere una sales page in ottica SEO.

Gli articoli di blog. Qui la logica cambia completamente, perché ogni articolo deve rispettare la fase del percorso di acquisto in cui si trova il lettore. Ho identificato tre tipologie:

  • articoli di attrazione rispondono ai problemi del potenziale cliente — il classico articolo informazionale, tipo “come iniziare a fare SEO“. Chi atterra su questo tipo di contenuto non è ancora pronto ad acquistare o prenotare una call. L’errore più comune è mettere alla fine una CTA commerciale diretta, che risulta fuori luogo e non converte. Quello che funziona molto meglio è invitare la persona a ricevere un flusso di email in cui parli degli errori più comuni che fa aumentando così la sua consapevolezza.
  • Articoli di consapevolezza parlano di errori, strategie, prospettive — aiutano il lettore a capire cosa sta facendo, cosa potrebbe fare meglio, dove si trova rispetto al suo obiettivo. Sono contenuti a metà strada tra informare e preparare alla scelta.
  • Articoli di vendita sono i casi studio. Se pubblico il caso studio di una cliente, ha tutto il senso del mondo inserire alla fine una CTA per prenotare una call conoscitiva — chi legge un caso studio è già in una fase avanzata del percorso di acquisto, sta valutando se affidarsi a me. Quella CTA è attesa e coerente.

Una cosa che vale per tutti i contenuti, nell’era dell’AI e dei contenuti visibili nel pannello dell’AI Overview, è che se manca la tua esperienza e la tua prospettiva, chi legge potrebbe benissimo pensare che hai scritto il tuo articolo in mezz’ora con ChatGPT o Claude. Vuoi essere paragonabile a tutti i tuoi competitor o vuoi elevarti nel mercato?

A riguardo posso anche dirti che Google valuta i contenuti secondo il framework EEAT: Esperienza, Competenza, Autorevolezza e Fiducia. Ci sono persone — i cosiddetti quality rater — a cui Google consegna un manuale di oltre 100 pagine con cui valutano e leggono i nostri contenuti, assegnando un punteggio che influenza indirettamente il posizionamento. Condividere la propria esperienza diretta non è un optional: è la vera differenza tra un contenuto che si posiziona e uno che sparisce nel rumore.

Ne ho parlato in modo approfondito nella mia guida al SEO copywriting.

La campagna DSA: cos’è e perché funziona così bene in fase di lancio

Al meetup ho dedicato una parte consistente della presentazione alla campagna DSA (Dynamic Search Ads), perché è quella che consiglio quasi sempre in fase di lancio quando si ha un blog con tanti contenuti ottimizzati e un budget limitato.

La campagna DSA è una tipologia di campagna sulla rete di ricerca che sfrutta l’intelligenza artificiale di Google Ads per generare automaticamente annunci mirati e pertinenti in base alle frasi digitate dagli utenti. A differenza della campagna classica sulla rete di ricerca, non dobbiamo scegliere le parole chiave né scrivere i titoli degli annunci: li genera Google a partire dai nostri contenuti. L’unico elemento che scriviamo noi è la descrizione dell’annuncio.

Questo la rende molto rapida da implementare: se hai tanti contenuti scritti e ottimizzati in ottica SEO, in circa mezz’ora puoi già avere visite profilate da persone che stanno cercando attivamente risposte online.

Ho scritto una guida completa su come crearla e farla funzionare in annunci dinamici Google Ads.

Un consiglio pratico prima di lanciarla: verifica sempre le CTA sui tuoi contenuti e assicurati che siano coerenti con la fase del percorso di acquisto del cliente. Un articolo informazionale non dovrebbe avere una CTA aggressiva per prenotare subito una call — rispetta il ritmo di chi ti sta leggendo.

La cosa bella di Google Ads è che se apri un nuovo account, la piattaforma offre crediti pubblicitari — coupon da 400, 800 o 1.200 euro a seconda delle promozioni disponibili, da spendere entro 60 giorni. In pratica puoi sponsorizzare il tuo sito a costo zero.

La checklist operativa completa: dal prelancio al post lancio

Ecco la checklist che ho mostrato al meetup.

  • Prima del lancio: keyword research, alberatura del sito, contenuti ottimizzati SEO.
  • Il giorno del lancio: rimuovere il flag “scoraggia i motori di ricerca” da WordPress (sembra scontato, ma in dieci anni di esperienza mi è capitato più volte di trovarlo ancora attivato, anche dopo mesi — una mia cliente è rimasta invisibile per sette mesi per questo motivo), creare l’account su Google Analytics, aggiungere il sito a Google Search Console, inviare la sitemap, usare lo strumento Controllo URL per richiedere l’indicizzazione delle pagine principali. E poi — l’azione che fa la differenza — lanciare la campagna DSA su Google e la campagna su Meta con obiettivo traffico.
  • Nei mesi uno e due dopo il lancio: mantenere le campagne attive su entrambe le piattaforme, monitorare Google Search Console per seguire le query di ricerca e le keyword che si posizionano, valutare un aumento del budget DSA se i risultati lo giustificano.

Il caso studio che ha reso tutto concreto: Calabria nell’Anima

Ho chiuso lo speech raccontando di Calabria nell’Anima, il destination blog sulla Calabria che ho lanciato l’11 luglio 2023. È il progetto che mi ha permesso di testare questa strategia in prima persona, e che poi è diventato un caso studio presentato a Seozoom durante un webinar e all’Università della Calabria per gli studenti dei corsi di marketing turistico e territoriale.

I risultati ottenuti in soli 12 mesi: oltre 1.000 keyword posizionate su Google (di cui 350+ in top 10), 1.700.000 visualizzazioni, 60.000 visitatori unici, 40 copie vendute della guida digitale della Calabria e una partnership con Trenitalia.

Come ci sono arrivata? Nei due mesi precedenti al lancio ho pubblicato 31 articoli con una media di 1.300 parole e punte di 3.400 — tutti scritti da me, basati sulla mia esperienza diretta. Non c’era nessun reel, nessuna storia di Instagram, nessuna presenza sui social da costruire. Solo contenuti scritti con cura, ottimizzati, e due mesi di campagne a supporto.

Il giorno del lancio ho tolto il flag, inviato la sitemap, richiesto l’indicizzazione di ciascun contenuto tramite lo strumento “controllo url” di Google Search Console e avviato le campagne pubblicitarie.

Per le campagne su Meta ho speso 42€ in due mesi (dall’11 luglio al 2 settembre), raggiungendo oltre 30.000 persone e generando 946 visite alla home page con un costo per risultato di 0,04€.

Per la campagna DSA su Google ho definito un budget giornaliero di 2€, targetizzando tutto il territorio nazionale senza restrizioni di età. Ho speso 132€ in due mesi, con 4.416 click e un costo per click di 0,03€.

Le query di ricerca che generavano traffico erano frasi come “cosa vedere in Calabria”, “Morano Calabro cosa vedere”, “borghi da visitare in Calabria” — persone che cercavano attivamente quelle informazioni.

Dopo tre mesi dal lancio, a ottobre 2023, il sito aveva già 135 keyword posizionate (14 in prima pagina) e un’autorità di 18 su SEOZoom.

Dopo sei mesi, a gennaio 2024, le keyword erano salite a 456 (128 in prima pagina) e l’autorità a 33.

Se vuoi leggere l’analisi completa della strategia, la trovi nel caso studio di Calabria nell’Anima.

Una riflessione prima di salutarci

La SEO richiede tempo e non restituisce risultati immediati. Le campagne sembrano più veloci ma spesso vengono percepite come costose o troppo tecniche. La verità è che, usate insieme e nel modo giusto, si potenziano a vicenda in modo davvero significativo.

Ma c’è qualcosa che voglio dirti, soprattutto se sei una professionista riservata e introversa che ha passato mesi se non anni a chiedersi se davvero può farcela senza stare su Instagram ogni giorno. Questa strategia esiste proprio per te. Non perché tu debba nasconderti, ma perché puoi scegliere come mostrarti — con i tuoi contenuti, con la tua voce scritta, con la tua esperienza.

Google non ti chiede di esporti ogni giorno. Ti chiede di essere rilevante, approfondita, autentica. E questo, le persone come noi, lo sanno fare benissimo.

Non si tratta di fare tutto e subito, né di inseguire ogni strumento disponibile. Si tratta di costruire le fondamenta con cura, dare una spinta iniziale attraverso le campagne, e lasciare che i contenuti lavorino per te nel tempo anziché spendere le tue energie pubblicando contenuti su Instagram che sì e no sono visibili per sole 24 ore. È esattamente il tipo di marketing che mi piace: sostenibile, allineato ai propri ritmi, senza dover essere ovunque e sempre.

Se questo argomento ti incuriosisce e vorresti capire se questa strategia può funzionare anche per il tuo sito, puoi prenotare una call strategica gratuita. In questa chiamata di 30 minuti guardiamo insieme il tuo sito e la tua presenza online. Ti mostro dove si stanno disperdendo opportunità, perché il sito non porta visite e contatti, cosa manca per trasformarlo in uno strumento che lavora per te invece di restare lì inutilizzato. Ti do chiarezza. Poi decidi tu se ha senso proseguire insieme o se preferisci continuare da sola con maggiore consapevolezza di cosa serve.

Ciao!

Ciao!

Mi chiamo Luigina, mi divido a metà tra la passione nerd per la SEO e l’amore per la mia Calabria. Aiuto donne freelance e imprenditrici dall’animo riservato a ottenere la libertà di intercettare i clienti ideali ottimizzando il proprio sito web per Google, così che possano conquistare l’autonomia da piattaforme che non le rappresentano, preservare le proprie energie e rimanere fedeli a se stesse. Conosciamoci meglio.

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